Qualche Numero sulla Disabilità

Quest’estate per alcune settimane ho seguito un corso online in cui si approfondiva il tema della disabilità, e in cui si provava a capire quali fossero le soluzioni migliori da adottare, per fare in modo che le persone con disabilità raggiungano un buono stato di benessere.

Tutto partiva dalle stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: dalle loro ricerche ne consegue che il circa il 15% della popolazione mondiale ha una disabilità. La maggior parte di queste persone non riesce ad avere accesso neppure ai servizi sanitari di base oltre che a quelli di riabilitazione, tant’è che si calcola che all’incirca l’80% delle persone con disabilità vive in condizioni di povertà in Paesi sottosviluppati, dove non solo c’è una carenza di servizi assistenziali sanitari ed economici, ma molto spesso anche insufficienza di servizi igienici, che incide sulle loro condizioni di vita.

Se non è molto facile stimare quante di queste persone abbiano una disabilità fisica o intellettivo/relazionale, più che altro per la vastità dell’argomento e le diverse cause che le provocano, si può provare a dare un’idea di quante siano le persone che hanno una menomazione visiva o uditiva.

Nel primo caso si calcola che le persone affette da una disabilità della vista siano circa 253milioni, di cui 36milioni cieche: tra le cause anche patologie come la cataratta, che se in Paesi con adeguati sistemi sanitari può essere diagnosticata e operata tempestivamente con interventi in day hospital, in Paesi sottosviluppati è tra le principali causa di cecità.

Sono invece 360milioni le persone che hanno perdita dell’udito, che molto spesso è dovuta all’avanzare dell’età, ma può essere anche provocata ad esempio da infezioni materne in gravidanza o esposizioni prolungate al forte rumore.

Di sicuro per fare in modo che tutte queste persone riescano a raggiungere il meritato stato di benessere, bisogna adeguare in qualsiasi parte del Mondo i servizi sanitari e soprattutto quelli di riabilitazione, che se in Paesi sottosviluppati sono carenti, in altri invece sono spesso a pagamento quindi non garantiti dal Sistema Sanitario Pubblico e con costi eccessivamente elevati.

Bisogna fare in modo che a tutti sia data la possibilità di accedere ai servizi educativi, non solo per riuscire ad avere un giusto livello di cultura, ma anche per favorire la loro inclusione nella società.

Bisognerebbe abbattere tutte le barriere architettoniche che sono ancora troppe, adeguando soprattutto le strutture sanitarie e i mezzi di trasporto pubblico, per fare in modo che una persona con disabilità possa raggiungerli in autonomia, per poi occuparci di tutti quei luoghi pubblici come ad esempio uffici postali, e supermercati. Abbattiamo scalini e costruiamo rampe, allarghiamo gli ingressi, creiamo percorsi sensoriali, usiamo segnaletiche e diamo indicazioni chiare e semplici, facciamo in modo che tutte le persone con disabilità possano riuscire a muoversi in questi luoghi senza l’aiuto di qualcuno.

Facciamo in  modo che riescano ad avere le informazioni di cui hanno bisogno con linguaggi più adatti a loro, perché quello che per noi può essere semplice e di facile comprensione, magari non lo è per una persona con una disabilità intellettiva. Una persona sorda se non può avvalersi di qualcuno che parli la lingua dei segni, deve poter trovare scritto su volantini e brochure tutto quello di cui ha bisogno. E questi sono solo alcuni esempi di quello che si potrebbe migliorare.

Bisognerebbe incoraggiare la frequentazione di associazioni ricreative e sportive: facciamo in modo che non si isolino e promuoviamo la pratica dello sport non solo per stare bene a livello fisico ma anche psicologico.

Io aggiungerei che per fare in modo che tutte queste persone raggiungano il giusto grado di benessere che meritano, l’inclusione sociale deve partire da noi cosiddetti normodotati. Dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento e il nostro sguardo verso la disabilità. Dobbiamo farci noi stessi promotori dei loro diritti scendendo in campo al loro fianco.

 

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