Capitan Ilaria

Avete presente quelle persone che in un solo giorno riescono a fare miliardi di cose, e che ci portano a domandarci se la loro giornata duri quanto la nostra, o invece hanno trovato il modo per farla durare più di 24 ore?? Beh Ilaria D’Anna è una di quelle persone!

Guardando il suo profilo Instagram, le prime cose che si notano sono la bellezza e la gentilezza del suo sorriso e la sua missione scritta lì in poche righe: avvicinare più ragazze possibili con disabilità fisica al mondo del basket in carrozzina.

Ma partiamo dal principio.

Classe 1986 Ilaria nel corso della sua vita ha sempre fatto sport. Tutto ebbe inizio alle scuole medie grazie al suo professore di educazione fisica con cui ha iniziato a praticare l’atletica leggera prima, per poi innamorarsi follemente della pallacanestro. Da quel momento in poi la palla a spicchi è sempre stata al suo fianco, tant’è che Ilaria inizia a praticare questo sport da professionista e diventando anche arbitro.

Poi d’un tratto tutto cambia.

Nel 2013 Ilaria inizia ad accusare dolori alla schiena. Dolori che non passano, anzi sono sempre più forti, tanto che inizia ad avere difficoltà nei movimenti. Dolori che la portano a un ricovero ospedaliero lungo circa due mesi, dai quali Ilaria esce con una diagnosi ben precisa: Spondilite Anchilosante (SPA).

Si tratta di una patologia degenerativa e autoimmune, una malattia infiammatoria che colpisce la colonna vertebrale rendendola rigida e limitandone il movimento. Una patologia che porta chiunque ne soffra a svolgere con difficoltà alcune attività della vita quotidiana, e ad avere problemi a una deambulazione prolungata.

Una patologia che avrebbe potuto portare Ilaria a rinunciare alla pallacanestro. Ma lei è forte e ha al suo fianco la persona giusta! Suo marito Antonio è un allenatore di basket in carrozzina da prima che a Ilaria fosse diagnosticata la SPA, ed è lui il primo a informarsi se quella di sua moglie fosse una condizione compatibile con le regole di questo sport.

Da quel momento inizia la seconda vita sportiva di Ilaria: entra a far parte della squadra della sua città, Reggio Calabria, e a guidarla in questa nuova avventura in veste però di allenatore c’è proprio suo marito Antonio. E se c’è chi pensa che per moglie e marito sia meglio non lavorare insieme, Ilaria invece crede che proprio questa forte passione che entrambi hanno per la pallacanestro sia il loro punto di forza. D’altronde è proprio grazie a questo sport che si sono conosciuti e altro non poteva fare che renderli una coppia affiatata dentro e fuori dal rettangolo di gioco.

Dovete sapere che non è per niente facile giocare a basket in carrozzina perché alla gestione della palla si unisce quella della sedia a rotelle, che con gli anni è diventata sempre più leggera, ma che resta comunque ingombrate, e se non si è mai usato prima neanche una da passeggio, ci si mette un po’ prima di riuscire a manovrarla con scioltezza. E poi le regole sono uguali identiche al basket per normodotati, così come la misura del campo e l’altezza del canestro, al quale però bisogna tirare da seduti. È uno sport di vero contatto: gli scontri, anche belli forti, sono una caratteristica del basket in carrozzina, e vedere come grazie all’aiuto delle nuove carrozzine gli atleti riescano ad alzarsi in modo agevole dopo una caduta, da farlo sembrare la cosa più facile del mondo, è impressionante!

La pallacanestro per persone con disabilità è forse lo sport più inclusivo che esista, perché gli atleti non sono divisi per categorie, ma a ogni disabilità è affidato un punteggio, starà poi agli allenatori schierare in campo il quintetto giusto per stare nelle regole. L’aspetto che più mi piace del basket in carrozzina è che a livello di club, uomini e donne giocano tutti insieme nello stesso campionato. È solo per le nazionali che si dividono formando la squadra maschile e quella femminile. Nazionale che Ilaria con il suo impegno e il suo talento, riesce a conquistare!

Non è finita qui. Negli anni la squadra di basket in carrozzina di Reggio Calabria è stata rifondata e la grinta e la tenacia di Ilaria sono state premiate riconoscendole il ruolo di capitano! Un ruolo importante che la porta non solo a essere una guida e un esempio d’impegno e di comportamento in campo, ma anche a prendersi cura dei suoi compagni di squadra nella vita di tutti i giorni, consigliandoli e aiutandoli nelle piccole cose del quotidiano.

Quest’anno la Reggio Calabria Basket in Carrozzina è riuscita a togliersi delle belle soddisfazioni centrando la promozione in serie A, e riuscendo a giocare le Final Four di Coppa Italia contro le squadre più forti del nostro campionato. L’obiettivo ora è quello di riuscire a far crescere sempre di più questo gruppo, che è una realtà giovane, in modo da riuscire a battersi alla pari con le big di Serie A, allenandosi duramente adesso per provare ad arrivare sempre più pronti all’inizio del campionato previsto per gennaio.

E in tutto questo dovete sapere che Ilaria è anche una mamma! Lei e Antonio hanno due figli Cristel di 11 anni e Rocco Thomas di 9 che quindi erano molto piccoli quando è arrivata la malattia. La gestione di tutte queste cose da fare non è semplice: ci sono i figli, c’è la malattia, ci sono gli allenamenti e le trasferte per le partite, ci sono i compagni di squadra che hanno bisogno anche fuori dal campo, e ci sono anche ben quattro amici a quattro zampe, e se tutto riesce sempre ad andare per il verso giusto è anche grazie all’aiuto che Ilaria e Antonio ricevono dalle rispettive famiglie.

Tirando le somme si può tranquillamente dire che Ilaria D’Anna sia una super donna e un esempio per molti. Speriamo che sia veramente presa d’esempio da molte giovani ragazze con disabilità e che Ilaria riesca nel suo intento di avvicinarne il più possibile al basket in carrozzina.

Io incrocio le dita per lei e per la sua squadra per questa nuova avventura che dovranno affrontare, e non vedo l’ora di poter incontrarci per mangiare un bel gelato come ci siamo promesse!

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