Quella che voglio raccontarvi in questo post è la storia di Ilaria Galbusera, una pallavolista che in realtà credo che tutti voi abbiate già visto ai TG ma magari non lo ricordate.
Ilaria nasce a Bergamo ed è affetta da sordità congenita dalla nascita. Per sordità congenita s’intende una perdita uditiva neurosensoriale dovuta a una disfunzione dell’orecchio interno e/o del nervo uditivo, presente alla nascita. Circa il 50% dei casi è causato da mutazioni genetiche, ovvero difetti del DNA che il bambino eredita da uno o da entrambi i genitori, mentre il restante 50% è dovuto da infezioni trasmesse al bambino in utero. Quando la sua famiglia scopre che anche Ilaria ne era affetta, lei aveva già compiuto nove mesi di vita.
La sordità congenita è di casa nella famiglia di Ilaria: suo padre proprio come lei è non udente, sua madre è una di quelle persone definite C.O.D.A. Children of Deaf Adult (figlio di un genitore sordo), mentre il fratello è udente e tutti quanti sono bravi nell’esprimersi sia in Italiano sia in LIS, Lingua Italiana dei Segni. Ilaria crede che crescere in una famiglia in cui si affrontava già questo tipo di condizione l’abbia sicuramente aiutata a integrarsi facilmente con il resto del mondo, anche se ammette che le difficoltà ci sono state. La madre ad esempio all’inizio era spaventata in quanto si è sempre ritrovata a dover comunicare con persone sorde adulte, mentre farlo con una bambina piccola, sarebbe stato di sicuro più difficile; Ilaria invece ha avuto qualche difficoltà in età adolescenziale quando per la prima volta i suoi coetanei hanno iniziato a farle sentire che la consideravano diversa e lei, come spesso accade a quell’età, ha accusato il colpo. Quello che ha aiutato Ilaria a superare questi ostacoli sociali è stato lo sport, che secondo lei è il mezzo migliore per acquistare sicurezza delle proprie capacità e andare oltre a qualsiasi tipo di diversità, in quanto una volta scesi in campo siamo tutti uguali ognuno con le sue difficoltà: c’è chi non sente, chi non ha un arto, chi non ha coordinazione, chi non è veloce…
La passione di Ilaria per la pallavolo nasce a circa dodici anni quando andava con i suoi genitori a vedere le partite del fratello; inizia così anche lei a cimentarsi in questo sport e scelta più azzeccata non poteva fare! Ilaria con il tempo diventa un punto di riferimento per la Nazionale Italiana Sordi di Pallavolo arrivando anche a ricoprire il ruolo di capitano. Insieme alla squadra azzurra conquista grandi risultati: vince la medaglia d’argento ai Deaflympics, giochi olimpici estivi silenziosi organizzati dal comitato internazionale sport per sordi, e riesce a conquistare la medaglia d’oro ai Campionati Europei di Cagliari nel 2019, provando emozioni talmente grandi e belle che a parole sono difficili da esprimere. Proprio grazie alla vittoria ai Campionati Europei, la squadra nazionale femminile di pallavolo sorde riesce a conquistarsi ampio spazio ai TG e sui giornali nazionali: a farla da padrona è la scena in cui le ragazze cantano schierate in fila l’Inno di Mameli, eseguendolo nella Lingua Italiana dei Segni. In quel momento ci fu grande attenzione mediatica, ma come purtroppo accade per molti sport, specialmente paralimpici, dopo la grande impresa l’attenzione è calata. Quello che secondo Ilaria manca è sia la visibilità che questi sport meritano, sia un adeguato sostegno economico alle società sportive dell’ambiente paralimpico e degli sport silenziosi: se questi due elementi andassero di pari passo probabilmente lo sport per persone con disabilità riuscirebbe ad ottenere il successo di pubblico che tanto merita.
I grandi successi sportivi di Ilaria le sono valsi anche la nomina conferitale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana “per l’impegno e la passione con cui fa dello sport uno strumento di conoscenza e inclusione delle diversità”. Un riconoscimento importante che Ilaria merita tutto in quanto oltre ad essere un esempio sportivo per molti, s’impegna affinché lo sport diventi strumento di integrazione sociale per i bambini sordi, contribuendo all’organizzazione dei Champions Camp: si tratta di campi estivi multi sportivi a cui si possono iscrivere sia bambini sordi sia udenti che saranno supportati da professionisti del settore, e che hanno come unico scopo l’integrazione sociale. L’idea dei Champions Camp venne a Manuela, amica di Ilaria anche lei sorda e madre di una bambina non udente. Manuela non vedeva attorno a se la possibilità di riuscire a integrare adeguatamente sua figlia con il resto dei ragazzi all’interno di varie società sportive; così ha deciso di creare questi campi estivi e non poteva avere idea più giusta dato l’enorme successo riscontrato! Pensate che nonostante lo scorso anno i Champions Camp non si siano svolti per problematiche legate al Covid (molte persone sorde leggono il labiale cosa che la mascherina non permette, così come non rende ben evidente l’espressione del volto requisito molto importante per parlare la LIS), quest’anno c’è stato un vero e proprio boom di iscrizioni: in soli tre giorni, si è registrato il tutto esaurito! Un consiglio che Ilaria si sente di dare a tutti i genitori di figli con disabilità, o a persone con disabilità in generale, è quello di fare entrare lo sport nella loro vita, perché oltre ad essere il miglior mezzo d’inclusione che abbiamo a disposizione, è anche un ottimo modo per provare a superare le difficoltà di tutti i giorni!
A proposito di LIS dovete sapere che la Lingua Italiana dei Segni non ha ancora ricevuto il riconoscimento ufficiale come lingua, e che al mondo ogni Paese ha la propria lingua dei segni. Ilaria mi ha spiegato che se per alcune ci sono delle similitudini, in realtà le Lingue dei Segni sono tutte diverse tra loro, e per comprendersi al meglio durante le manifestazioni di carattere mondiale, si usa un linguaggio internazionale basato al 70% sulla Lingua dei Segni Americana, un linguaggio mimico-gestuale di facile comprensione. La domanda che mi faccio io è: perché non possiamo considerare la LIS parte integrante dell’italiano? Si potrebbe semplicemente dire che la lingua italiana si può scrivere, parlare, ascoltare e segnare!
Nella vita di Ilaria non c’è solo lo sport, ha anche conseguito una laurea in Economia e Gestione dei Beni Culturali e dello Spettacolo e si è cimentata nel ruolo di co-regista per il documentario “Il rumore della vittoria”. Non sa ancora di preciso cosa farà da grande, al momento lavora in banca ma da poco ha anche conseguito un master in Disability Management ambito in cui vorrebbe concentrare le sue attenzioni dopo aver appeso le scarpette da pallavolo al chiodo.
E se questo non è abbastanza sappiate che ha anche partecipato al concorso Miss Deaf World (Miss Mondo Sorda) e l’ha anche vinto! Tutto nasce dal desiderio di sua nonna di vederla un giorno sulla passerella dato che era la sua unica nipote femmina ma Ilaria in realtà non si sente a proprio agio in queste situazioni. Quando sua nonna si ammala le fa la promessa di iscriversi a un concorso di bellezza: purtroppo Ilaria non ha fatto in tempo a dirle di averlo vinto quel concorso, ma è convinta che se è successo è perché nonna ci ha messo lo zampino! In realtà dovremmo dire che Ilaria vincendo questo concorso è diventata ambasciatrice di bellezza della comunità delle persone sorde nel mondo, e che tutti i proventi raccolti durante la manifestazione sono stati devoluti a progetti che si occupano di bambini e ragazzi non udenti nel Terzo Mondo, altra ragione per cui Ilaria ha scelto di partecipare. E nonostante il nobile fine dell’iniziativa io penso, e so che Ilaria approva, che almeno in queste occasioni non ci dovrebbe essere distinzione tra normodotati e persone con disabilità. Diciamoci la verità, la bellezza di Ilaria è talmente evidente, e rafforzata da tutte le cose belle che fa, che non c’è nessun motivo per cui una come lei non possa prendere parte o sia scartata ai canonici concorsi di bellezza che tutti di noi conosciamo, dato che non ha niente di più e niente di meno rispetto al resto delle concorrenti. E credo che iniziare da queste situazioni a non fare più nessun tipo di distinzioni possa essere di grande aiuto per la completa integrazione delle persone con disabilità, per fare in modo che non si debba più parlare d’inclusione e integrazione sociale perché non ce ne sarebbe bisogno.
Come sempre spero che la storia di Ilaria possa essere di ispirazione ed esempio per tutti voi, la ringrazio per tutte le belle iniziative a cui si dedica e le faccio un grande in bocca al lupo per la sua carriera sportiva dato che il prossimo anno l’attende un’altra avventura ai Giochi Olimpici Silenziosi in Brasile insieme alla nazionale italiana!

