C’è chi crede nel destino, pensando che la nostra vita sia già scritta e che ognuno di noi giorno dopo giorno scopre cosa c’è in serbo per lui. C’è chi invece crede che ognuno sia artefice del proprio destino, e le pagine della nostra esistenza le scriviamo noi stessi in base alle scelte che facciamo. Ognuno può scegliere la versione che più gli piace, ma di certo siamo tutti d’accordo nel dire che non tutto quello che ci accade nella vita sia aspettato e prevedibile.
Così come non poteva dirlo Vincenza Petrilli, per tutti Enza.
Era il 28 luglio del 2016, Enza aveva venticinque anni, e una sera durante un viaggio in macchina con il suo fidanzato, ha avuto un incidente stradale: un’altra auto gli ha tagliato la strada e li ha colpiti. L’impatto è stato talmente violento che la cintura di sicurezza di Enza si sgancia, e lei viene sbalzata fuori dalla vettura. Questo ha comportato lo scoppio dell’ultima vertebra dorsale D12, e una volta svegliata dal coma si trova davanti alla notizia che le cambia completamente la vita: Enza è paraplegica.
Non ricorda niente di quel giorno, se non un piccolo dettaglio: nel pomeriggio era stata dal parrucchiere per un nuovo colore e un nuovo taglio di capelli, e si crede che quando una donna cambia look, ci possa essere per lei anche un cambiamento nella vita. Forse è stata solo una coincidenza, o forse un brutto scherzo del destino.
A Enza spetta un lungo ricovero all’Unità Spinale di Imola, reso più sopportabile dalla presenza costante di tutta la sua famiglia e del suo fidanzato, che oltre a essere di supporto per lei, lo sono stati anche per tutti gli altri ricoverati che invece non avevano i loro cari vicini, passando da essere la famiglia di Enza, a essere la famiglia di tutti!
A Imola è iniziata la sua seconda vita, ed Enza ha dovuto prendere confidenza con la nuova sé, con le nuove esigenze del suo corpo, ma anche con quella che è diventata la sua nuova compagna di vita, la sedia a rotelle. Mi ha raccontato che finché si resta all’interno dell’ospedale, anche se non facile, va tutto bene. È quando si esce per la prima volta che possono arrivare le prime insicurezze. È quando capti gli sguardi della gente che ti osserva perché utilizzi una sedia a rotelle che arrivano i primi sconforti. La prima uscita che le è stata concessa è stata al centro commerciale vicino all’ospedale: all’inizio le cose non sembravano andare bene, quegli occhi delle persone che la guardavano l’hanno un po’ demoralizzata tant’è che Enza ha deciso di mettersi in un angolo lontano da tutti e piangere da sola. Ma poi sapete cos’è successo? Che aveva un po’ di shopping arretrato da fare! Ha messo da parte la tristezza e ha iniziato a recuperare il tempo che aveva perso in tutti quei mesi di ricovero.
L’ho detto già diverse volte in questo blog come lo sport sia la migliore delle medicine per le persone che si ritrovano a convivere con una disabilità, infatti, è usato proprio come terapia riabilitativa negli ospedali, ed è stato così anche per Enza. C’è chi, proprio come ha fatto lei, continua a praticarlo anche una volta tornati a casa.
Enza ha scelto il tiro con l’arco, uno sport che ti dà la possibilità di confrontarti anche con i normodotati: ci sfida alla pari, senza distinzioni, con uguale distanza dal bersaglio. Io sono molto affascinata dalla concentrazione e dalla fermezza che servono per scoccare ogni singola freccia. Ti dà l’impressione che sia uno degli sport più facili a cui approcciarsi, ma quando realizzi che il bersaglio che devi provare a centrare dista 70 m dalla tua postazione di tiro, beh capisci che di facile non c’è nulla. Vi consiglio oltre che di seguire Enza nelle sue prestazioni sportive, di dare un’occhiata online alle imprese di Matt Stutzman, the Armless Archer, atleta americano che si è preso di diritto un posto nella storia di questo sport!
Come già detto Enza decide di intraprendere la pratica agonistica del tiro con l’arco con l’ASD AIDA, e pian piano inizia a farsi strada nel panorama nazionale!
Il talento, la bravura e la voglia di far bene di Enza si mettono in bella vista, e non si fanno neanche abbattere dalla pandemia che ha condizionato la vita di tutti noi, e soprattutto quella degli sportivi. Continua a gareggiare, continua a ottenere delle ottime prestazioni e si fissa un grande obiettivo in testa: Parigi 2024! Inizia a lavorare sodo per guadagnarsi un posto a quelle Paralimpiadi. A luglio di quest’anno arriva la prima gara a livello internazionale ma anche qualcosa d’inaspettato: riesce a ottenere il pass per le Paralimpiadi di Tokyo! Solo chi vive di sport, e solo le persone che gli stanno accanto tutti i giorni possono capire la gioia che si prova quando si ottengono risultati di questo genere! Enza stessa è incredula del traguardo raggiunto dato che pratica il tiro con l’arco da neanche quattro anni, ma si dice che una volta raggiunto un traguardo bisogna subito fissarne un altro giusto?
Arriva in Giappone come l’outsider del gruppo, come quella che avrebbe dovuto vivere Tokyo 2021 come un’esperienza. Enza invece ha fatto in modo di gareggiare al meglio per ottenere un buon risultato, non per vivere un’esperienza. E c’è da dire che il bersaglio l’ha centrato in tutti i sensi, perché torna a casa dal Giappone con una medaglia d’argento al collo restando dietro solo alla pluricampionessa iraniana Zahra Nemati. È arrivata seconda, è vero ha perso la finale ma quella medaglia vale più di mille ori considerando che la sua carriera è appena agli inizi e che la Nemati ha vinto per ben tre volte consecutive il titolo paralimpico!
Quindi riassumendo Enza a luglio 2021 partecipa alla sua prima gara internazionale, e a settembre 2021 vince l’argento paralimpico! Io credo che lei il suo destino abbia iniziato a scriverselo nel momento in cui trovandosi ad affrontare una nuova vita ha deciso di farlo legandosi al tiro con l’arco. Nel congratularmi con lei per il grande successo di Tokyo, le auguro che possa continuare a prendersi giorno dopo giorno le sue soddisfazioni, centrando quel bersaglio sempre con il suo meraviglioso sorriso sul volto, e continuando a dire al destino che da quel 28 luglio in poi la penna in mano l’ha presa lei!
